La luce naturale delle stelle intervista di Stefania Meazza – Juliet 148

Se per un attimo tutte le luci di Milano si spegnessero e la città piombasse nel buio più assoluto, a quale spettacolo inconsueto ma ordinario assisteremmo? E’ la luce naturale delle stelle che ha voluto riproporre l’artista milanese Barbara De Ponti nella sua installazione site specific sulla cupola del Planetario di Milano. Il progetto, uno dei vincitori del premio LED indetto dal Comune di Milano nel dicembre scorso, ripropone le costellazioni presenti nel cielo di Milano la notte dell’equinozio di primavera attraverso la luce di 94 led, prodotti da TerzaLuce e allestiti con biadesivi 3M. L’installazione è accompagnata da una traccia sonora composta dall’artista olandese Maarten Punselie, che riproduce il suono delle stelle partendo dalle coordinate delle costellazioni rappresentate, accostata in sottofondo ad una frequenza specifica, chiamata Mi, usata per riparare la catena del DNA.

Stefania Meazza: Com’è nato il progetto “La luce naturale delle stelle”?
Barbara De Ponti: Il progetto parte da una semplice considerazione: l’inquinamento luminoso è una delle peculiarità delle metropoli moderne come Milano che rende invisibili gli astri del cielo notturno. Da qui l’idea di usare la luce e un intervento sonoro per ricreare le costellazioni.

Stefania Meazza: Perché hai scelto di investire proprio l’architettura del Planetario? Che importanza ha questo edificio per Milano?
Barbara De Ponti : Il Planetario Hoepli di Milano, progettato dall’architetto Portaluppi nel 1930, costituisce un vero e proprio punto di riferimento per lo studio e la divulgazione dell’astronomia.
‘La luce naturale delle stelle’ è stato realizzato sulla cupola esterna dell’edificio per sottolineare la quotidiana attività che da ottanta anni avviene al suo interno nel tentativo di valorizzarla.

Stefania Meazza: La tua produzione non si limita ad un unico modo di espressione ben distinto, in questa occasione ti misuri per la prima volta con uno spazio esterno e per giunta pubblico, ma la tua ricerca parte dal disegno e solo negli ultimi tempi ha investito il campo dell’installazione. Qual è il minimo comun denominatore nel tuo lavoro, dai disegni con carta da spolvero piegata a soggetto architettonico, al fregio verde in pvc per la mostra “Torino: percorsi urbani” (Corona Verde), alla mappa della città di Delft realizzata a soffitto e correlata dalle storie degli abitanti della città, in occasione della tua recente residenza in Olanda (Speaking Things)?
Barbara De Ponti: Già da qualche anno il mio lavoro si è aperto a diverse forme di linguaggio espressivo come istallazioni e progetti site specific in collaborazione con altri artisti. L’ultimo, in ordine temporale, è stato “Speaking things”, installazione realizzata durante la mia residenza olandese presso id11.
La mia ricerca prosegue, partendo dalla definizione e scansione degli spazi architettonici, nell’analisi del rapporto con la città e con il suo tessuto sociale e culturale. Da qui l’esigenza di inserire anche collaborazioni con diverse professionalità come, in questo caso, l’astrofisico Fabio Peri (Conservatore del Planetario), Paolo Amoroso (consulente scientifico del Planetario) e il sound artist Maarten Punselie.

Stefania Meazza: In questo progetto alcuni capisaldi della tua produzione ricorrono contemporaneamente, come se si trattasse di una “summa”: la luce, l’evocazione delle stelle (queste ultime già presenti in “PM”, il disegno in carta da spolvero retroilluminato e allestito a soffitto, esposto nel 2009 alla Galleria Ciocca Arte Contemporanea) e l’architettura, in particolare quella di Milano. Questo approccio segna l’inizio di una nuova fase o di una svolta?
Barbara De Ponti: Lavorare su progetti site specific permette una più articolata scelta espressiva, ma questa non necessariamente replicabile in altre occasioni.

Stefania Meazza: Il tuo progetto luminoso è accompagnato da una composizione sonora dell’artista olandese Maarten Punselie: è la prima volta che ti misuri con il suono nei tuoi lavori? Come hai integrato il suo lavoro al tuo? Cosa aggiunge la dimensione sonora a quella visiva?
Barbara De Ponti: In “Torino: percorsi urbani”, nel 2007, avevo già inserito un’installazione sonora costituita dalle risposte di persone intervistate sulla città, per raccontare il rapporto tra il tessuto sociale e le architetture urbane. Allo stesso modo, in questo progetto, ho voluto inserire l’intervento di Maarten per mettere in relazione, attraverso le coordinate celesti, le frequenze sonore a quelle luminose.

Stefania Meazza: L’arte pubblica è quasi un genere a sé stante, reinvestito di valore ad intervalli di tempo regolari, utilizzato la maggior parte delle volte come pura e semplice decorazione urbana. Il tuo progetto è uno dei vincitori del concorso LED, che avrebbe dovuto rilanciare Milano durante le feste di fine anno con un’iniziativa molto simile alle già collaudate Fête des Lumières (Lione) e alle Luci d’Artista a Torino. Quali esigenze deve soddisfare secondo te un lavoro che deve essere esposto in uno spazio pubblico? Come hai ragionato quando hai affrontato il progetto dell’installazione? Che posto occupa nel tuo ragionamento il pubblico?
Barbara De Ponti: Questo progetto ha coniugato un’installazione studiata appositamente per un sito specifico come il Planetario di Milano con un’installazione per un “edificio pubblico”. Ritengo che la coesistenza di queste caratteristiche sia l’unico elemento da ricercare in tutti quei progetti pensati per uno spazio pubblico. Nello sviluppo di questo lavoro ho utilizzato un linguaggio immediato, come luce e suono, coerente con la ‘funzione’ dell’edificio che mi ospita, sia per consentire ai fruitori di comprenderne il significato sia per cercare di valorizzarne il contesto.