Barbara De Ponti di Jessica Anais Savoia – Espoarte 47, 2007

Barbara De Ponti
Jessica Anais Savoia
Testo pubblicato in Espoarte 47, 2007

Barbara De Ponti
Torino. Spazi urbani
Studio e Ermanno Tedeschi Gallery, Torino. 2007.

Dalle pieghe inferte alla carta escono linee come tracce che indicano una direzione. Sono migliaia di strade che tendono all’infinito nello spazio che circonda la carta da spolvero, materia prima e punto di partenza da cui Barbara De Ponti costruisce l’opera d’arte. Tracce immaginarie, reticoli che ingabbiano e, al contempo, liberano il particolare architettonico di un edificio, un ponte o una scale, in ogni caso uno spazio urbano vissuto come luogo esperienza. Così la grandezza di un palazzo viene riportata alla luce grazie al suo dettaglio, dapprima immortalato in uno scatto fotografico dal taglio sempre differente e soggettivo, per poi prendere nuova vita sulla carta, evidenziato dalla tintura nera. Il disegno si crea, piega dopo piega, partendo dal soggetto che si vuole rappresentare. Barbara DePonti piega e riapre il foglio fino a quando tutto il progetto si trasforma in una rete tridimensionale, un linguaggio di cui a affinato la tecnica fin dagli ultimi anni di frequentazione dell’Accademia di Belle arti di Brera, a Milano. Il gioco comincia, l’equilibrio tra spazi vuoti e pieni si fa via via sempre più preciso. Poi un accenno, silente e incisivo, da cui emerge l’immagine. Sul retro dell’opera l’acrilico nero viene più volte passato laddove si vuole focalizzare l’attenzione e, grazie all’acqua in cui la tintura è diluita, il colore emerge sulla superficie frontale del foglio definendo il soggetto di partenza. “Successivamente intervengo con altre pieghe e la loro traccia è pressata fino a che l’acrilico nero si consuma, lasciando riaffiorare il colore della carta da spolvero e quindi il soggetto – spiega l’artista – Riaperto il foglio, il progetto si arricchisce del chiaro scuro che la tridimensionalità delle pieghe conferisce alla carta. Il metodo di realizzazione mi permette di lavorare solo orizzontalmente, usando linee rette concepite come le intersezioni dei piani assonometrici”. Positivo negativo, linee curve, rette e tangenti quindi che trovano radice nella più tradizionale tecnica incisoria, dove il supporto subisce un segno indelebile, come nell’officina calcografica. Per l’esposizioni Torino. Spazi urbani ospitata da Studio, spazio coabitato dagli architetti Alessandro Armando, Francesco Guerra, Manfredo Robilant e Lior Shlomo, Barbara De Ponti si è concentrata sul tema dell’urbanizzazione, la forma urbis di un’area metropolitana, dedicando ad essa una serie di lavori, o più correttamente di brani, che raccontano un’intera città all’interno delle sue trasformazioni. “Il lavoro di Torino vede come criterio per la scelta dei soggetti dei miei lavori, quei progetti realizzati, o in fase di realizzazione, che hanno fatto e stanno facendo discutere la città per il loro impatto urbano. Nel capoluogo piemontese è forte l’attenzione che il Comune rivolge all’opinione dei fruitori di questi spazi, che siano abitativi o di servizio pubblico. Il riassetto di Porta Palazzo con il più grande mercato in cui si è posto il Pala Fuksas, l’intervento che dovrebbe essere temporaneo di Piazza Solforino e i parcheggi di Piazza Valdo Fusi, sono solo gli esempi più noti di un generale intervento sulla città determinato anche dalle appena trascorse olimpiadi invernali”. Passato, presente, futuro quindi, partendo da informazioni e documentazioni fornite da Studio, fino ad arrivare ad una nuova contestualizzazione dei progetti e delle opere pubbliche. Con una serie di carte chiare e scure, un fregio stampato su pvc raffigurante la Corona Verde della città, e una istallazione sonora formata da mille parole che testimoniano il giudizio sulla città raccolto tra altrettanti passanti, Barbara De Ponti riesce a portare in un interno quelle che sono le impressioni visive e le vibrazioni di una città in fermento.
Il punto di partenza è ancora una volta frutto della volontà di immortalare l’attimo, il particolare sfuggente all’occhio distratto e veloce. Il punto di arrivo è invece tracciato dal cambiamento, dall’evoluzione delle cose, dalle molteplici prospettive che si aprono a noi a seconda del nostro sguardo e di quello dell’artista. In questo, i lavori su carta di Barbara De Ponti trovano la loro segreta forza così come lei stessa ci spiega. “Il passaggio, i luoghi che permettono di essere attraversati, di guardare dal loro interno, di essere usati come griglia di riferimento per una realtà più ampia, sono le condizioni che mi interessano. Sono l’esperienza. La realizzazione dei miei lavori permette al colore di compiere un tragitto da una superficie all’altra. Le carte non sono mai viste come una realtà conclusa, un risultato, ma la partenza. Mentre si compie questo percorso, si può decidere di non fermarsi, ma di rimanere in perenne ricerca. Sono presenti tutti gli elementi, tutte le pieghe necessarie a terminare il passaggio, ma non voglio evidenziarle, potrei sempre scegliere di cambiare strada”.