Barbara De Ponti di Alessandro Trabucco – Banca Europa 22, 2003

Barbara De Ponti
Alessandro Trabucco
Testo pubblicato in Banca Europa n 22, 2003.

Da un po’ di anni la giovane artista milanese Barbara De Ponti ha messo a punto una tecnica che non trova, nel panorama dell’arte contemporanea, alcun riferimento diretto. Una metodologia di lavoro impreziosita da una manualità d’altri tempi, tipicamente femminile (un paziente rituale dalle reminescenze orientali) e, mi si permetta, anche un pò fanciullesca, come quando da piccoli ci si divertiva a piegare i fogli di quaderno (…magari con segnati un brutto voto o una nota…) per farne aeroplani o barche che venivano ridispiegati per vederne con curiosità le tracce impresse. E neanche a farlo apposta sono proprio le navi, gli aerei, i ponti, sino alle attuali facciate di stazioni di treni i soggetti preferiti dall’artista. Soggetti sempre legati al concetto di viaggio, di spostamento, di continuo movimento, di attraversamento. Inizialmente, nella fase sperimentale della ricerca, l’attenzione era maggiormente rivolta a forme puramente geometriche, lineari, come il suo primo studio, di derivazione concettuale, sulla “sezione aurea”.
Con una felice combinazione tra virtuosismo manuale e risultato estetico Barbara De Ponti crea opere affascinanti ed eleganti, all’apparenza astratto-geometriche ma che rivelano, ad una più attenta visione, l’essenza dei soggetti citati.
La materia prima è costituita da semplici fogli di carta da spolvero di varie misure, quelli che si usano nei Licei Artistici e nelle Accademie di Belle Arti per fare disegno dal vero. Ma non sono usati in questo modo. Dopo aver abbozzato l’idea del progetto da visualizzare l’artista procede piegando ogni linea tracciata sino ad ottenere un solco ben visibile. In questo modo ricava una fitta rete di linee che attraversano l’intera superficie in ogni direzione. Successivamente cosparge l’altra faccia del foglio con una stesura uniforme di nero acrilico ben diluito, colore notoriamente dall’asciugatura più rapida e dalla pratica maneggevolezza rispetto al colore ad olio. In questo modo il colore traspira e, attraversando i solchi più profondi, riaffiora nella parte opposta definendo il soggetto rappresentato. L’artista procede anche all’inverso stendendo prima il nero acrilico sull’intera superficie per poi eseguire le sue centinaia di pieghe, risvolti e raschiature, sino a che il colore originario del foglio riaffiori a ricomporre il soggetto.
Ed ogni sua opera sembra essere una sorta di diario con annotati tutti i singoli passaggi, ogni minima sollecitazione, la memoria di tutte le pieghe effettuate che creano una tridimensionalità in grado di variare in tonalità di grigio a seconda del punto di osservazione.
Gli ultimissimi lavori, quelli con le facciate delle stazioni ferroviarie, sono arricchiti da due ulteriori passaggi: una doppia stesura di colore, il rosso e a coprire il nero, e l’installazione del lavoro, ben intelaiato, con una retroilluminazione concentrata solo su una parte, solitamente il soggetto. In questo modo Barbara crea moderne cattedrali illuminate che si stagliano nitide su di un fondo oscuro, notturno, con riflessi rossastri infuocati dalla luce retrostante, che animano l’intera immagine creando paesaggi di grande avvolgente suggestione.